Lettera aperta

Lettera aperta ai docenti universitari italiani sulla discriminazione universitaria e culturale del popolo palestinese.

Pisa, 5 marzo 2010

Cari colleghi,

siamo un gruppo di docenti universitari e ricercatori italiani particolarmente sensibili alla situazione universitaria e scolastica del popolo palestinese, sia nei territori occupati (Gaza e Cisgiordania), sia all’interno dello Stato israeliano, in particolare in Galilea, dove vivono oltre un milione di “arabi-israeliani”. Per esperienza diretta e sulla base di ricerche effettuate da centri studi palestinesi e israeliani possiamo denunciare gravi violazioni del diritto all’istruzione, della libertà di insegnamento e della libertà di pensiero del popolo palestinese. Poiché l’Italia nel 2009 è diventata primo partner europeo nella ricerca scientifica e tecnologica dello Stato di Israele, responsabile delle violazioni di cui sopra, riteniamo necessario che la comunità accademica italiana prenda coscienza delle discriminazioni in atto.

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Per aderire

Per adesioni all’iniziativa scrivere a: diritto.studio.palestina@gmail.com

ENGLISH TRANSLATION OF THE LETTER available: Italian Campaign for Right2Education in Palestine

الحق في الدراسة والحرية الأكاديمية في فلسطين :  ARABIC TRANSLATION

TRADUCCIÓN DE LA CARTA AL ESPAÑOL disponible: Campaña italiana para el derecho a la educación en Palestina

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Proponenti e firmatari (301, al 10 gennaio)

  1. Danilo Zolo (Jura Gentium, Università di Firenze)
  2. Angelo Baracca (Facoltà di Scienze MFN, Università di Firenze)
  3. Giorgio Gallo (Facoltà di Scienze MFN, Università di Pisa)
  4. Giorgio Forti (Facoltà di Scienze MFN, Università di Milano)
  5. Luigi Ferrajoli (Facoltà di Giurisprudenza, Università di Roma 3)
  6. Martina Pignatti Morano (docente di Scienze per la Pace, Università di Pisa)
  7. Cinzia Nachira (storica, università del Salento)
  8. Giampiero Ruani (ISMN, CNR Bologna)
  9. Dino Borri (docente di ingegneria del territorio, Politecnico di Bari)
  10. Angelo D’Orsi (storico, Università di Torino)
  11. Gustavo Gozzi (docente di Diritti umani e Storia del diritto internazionale, Università di Bologna)
  12. Gianni Bernardini (filosofo del diritto, Università di Siena)
  13. Luca Baccelli (docente di filosofia del diritto, Università di Camerino)
  14. Nello Preterossi (docente di Filosofia del diritto e Diritti dell’uomo, Università di Salerno)
  15. Emilio Santoro (Facoltà di Giurisprudenza, Università di Firenze)
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Studiare in regime di apartheid. Un’esperienza personale.

Ieri notte, poco dopo le tre del mattino, le Forze di Occupazione Israeliane fanno irruzione nel mio appartamento di Birzeit, grazioso villaggio palestinese a due passi dall’Università di Birzeit, nei Territori Palestinesi Occupati. Battono violentemente contro la porta col calcio dei mitra, urlando “geish”, “qui è l’esercito!”. Il mio coinquilino statunitense apre la porta e viene travolto da almeno dieci soldati in assetto di guerra, tute mimetiche e mitra spianati. Si rivolgono a noi in arabo, o meglio nell’idioma palestinese locale. Chiedono chi altro vive in casa, mentre ci spingono in camera puntandoci i mitra in petto. Tre fanno la guardia mentre altri soldati rovinstano in ogni angolo. Provo a rispondere, in dialetto palestinese, prendo tempo, voglio capire se sono le forze di sicurezza palestinesi o l’esercito israeliano. Siamo in Zona A, che secondo (la farsa de) gli accordi di Oslo è zona (ghetto) sotto totale (sicurezza e amministrazione) controllo dell’Autorità Palestinese. Gli israeliani non potrebbero entrarci. Parlano tra loro in ebraico, hanno scritte in ebraico nelle uniformi: non sono palestinesi. Chiedono i documenti. Capiscono che hanno sbagliato preda, siamo solo “internazionali”. Passano all’inglese: “che ci fate qui?”. Non bisogna perdere la calma, mostrarsi intimiditi. Devono sapere che stanno agendo in barba a tutte le convenzioni internazionali. Mi viene naturale rispondere: “che ci fate VOI qui?”. La situazione diventa quasi comica.

Intanto altri soldati salgono al piano di sopra, dove vivono i nostri locatari. Sentiamo porte sbattere, movimenti brischi, ordini urlati. Stanno terrorizzando un’intera famiglia. Setacciano la casa. Noi siamo confinati in camera, dove tre quattro ragazzotti di vent’anni ci puntano addosso mitra a non so che altro aggeggio di guerra. Cerchiamo di capire cosa succede, cosa cercano. Tutto quello che ci viene detto è “non muovetevi. Credeteci, abbiamo le nostre ragioni. Motivi di sicurezza. Non possiamo dire altro”. Certo, ovvio, motivi di sicurezza.

Il tutto dura mezz’ora. Se ne vanno. Saranno stati una quarantina di soldati, contando quelli che hanno preso parti alla “missione” e quelli in attesa o in sorveglianza. Dopo un pò scende da noi Hanna Qassis a dirci che i soldati hanno arretsato suo fratello minore Omar. Non è la prima volta.

Io “conoscevo” questo Omar Qassis, prima ancora che diventasse il mio locatario. Nel libro Pianificare l’oppressione. Le complicità dell’accademia israeliana”, che ho recentemente curato insieme a Carlo Tagliacozzo e Nicola Perugini, raccontiamo proprio la storia di Omar come caso esemplare di negazione del diritto allo studio (vien da ridere a parlare di “diritto allo studio” quando si tratta di negazione della dignità umana in ogni suo aspetto). Studente di sociologia, è già stato posto qualche anno fa sotto detenzione amministrativa (sistema di detenzione senza imputazione in cui prove segrete dell’intelligence israeliana vengono esibite al giudice militare e utilizzate per giustificaer l’incarcerazione per un periodo fino a 6 mesi, su base rinnovabile. Le ragioni addotte non sono comunicate al detenuto e al suo avvocato. La sofferenza mentale derivata dal non sapere le ragioni della detenzione può equivalere alla tortura così come è definita dalla Convenzione contro la tortura delle Nazioni Unite – ratificata da Israele nel 1991. Uno studente della Birzeit è stato tenuto in detenzione amministrativa per tre anni). Proprio qualche giorno fa mi raccontava della sua detenzione, e di come un suo collega (Arafat Daoud, anch’esso nel libro Pianificare l’oppressione) sia passato sotto l’inferno delle detenzioni arbitrarie per anni senza accuse certe, senza sapere il motivo della detenzione, ed abbia ora gravi ed irreparabili disturbi psicologici.

Ora, Omar – un ragazzo di un acume e di un’intelligenza rari – sarà posto in totale isolamento per giorni, senza poter vedere né medico, né famiglia, né avvocato. In queste ore è a serio rischio di tortura. Magari sarà rilasciato a giorni, magari gli daranno altri 6 mesi di detenzione amministrativa. In questo caso, chiederò a tuti quelli che hanno deciso di aderire, di aiutarci a tirar fuori Omar da quell’inferno.

Qui non si tratta di salvarguardare il diritto allo studio. Danilo Dolci scriveva, in uno edi suo libri: “fate bene e presto, perché qui si muore”.

Enrico Bartolomei (PhD student, Università di Macerata)
Birzeit, Palestina sotto apartheid, giovedì 16 agosto.

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Lettera ai vincitori del premio Wolf (fondazione israeliana)

Quattro campagne europee di accademici e scienziati inviano una lettera i vincitori del premio assegnato dalla Wolf Foundation, prestigiosa fondazione israeliana presieduta per statuto dal Ministro dell’Educazione e Cultura di Israele. I premi verranno consegnati a undici scienziati e artisti il 13 maggio 2010 dal Presidente dello Stato di Israele all’interno della Knesset. Nella lettera si chiede a questi intellettuali se avrebbero accettato un simile premio da una fondazione sudafricana al tempo dell’Apartheid, un regime simile per molti versi a quello applicato oggi dallo Stato di Israele, come dichiara l’arcivescovo Desmond Tutu.

Per questo si propone ai vincitori del premio Wolf di declinare questo riconoscimento, rendendone pubbliche le ragioni, o sfruttare la cerimonia di premiazione per una dichiarazione pubblica di dissociazione dalle politiche di Israele, come hanno fatto in passato Yehudi Menuhin (1991), Daniel Barenboim (2004), David Mumford (2009).

Leggi la lettera, in lingua inglese: pdf

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Lettera ai parlamentari europei contro accordi preferenziali tra Europa e Israele

April 24, 2010

British Committee for the Universities of Palestine

Association des Universitaires pour le Respect du Droit International en Palestine

Campagna per il Diritto allo Studio e la Libertà Accademica in Palestina

Comissió Universitària Catalana per Palestina

We are scientists and educators representing a broad segment of the academic community in Europe, and we are writing this letter to protest against moves to upgrade the existing relationship between the European Union and Israel.

Leggi la lettera inviata ai Parlamentari Europei (lingua inglese): pdf

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11-16 maggio: Tour in Italia di Omar Barghouti (PACBI)

Il boicottaggio accademico: una pratica lecita?
Palestina oggi. Resistenze non violente all’occupazione e libertà negli scambi culturali.

11-16 maggio 2010, Incontri con Omar Barghouti (PACBI)
a Roma, Firenze, Siena, Milano, Torino, Bologna, Ravenna e Rimini

Tour organizzato dalla Campagna di accademici italiani per il Diritto allo Studio e la Libertà Accademica in Palestina: https://dirittostudiopalestina.wordpress.com/

Dall’11 al 16 maggio sarà in Italia Omar Barghouti, uno dei fondatori della Palestinian Campaign for the Academic & Cultural Boycott of Israel (PACBI), iniziativa della società civile palestinese lanciata nel 2005 come risposta non violenta all’occupazione e alla privazione dei diritti.

L’occasione offertaci dalla presenza di Omar Barghouti è preziosa per comprendere, ascoltando la voce dei diretti interessati, un aspetto importante e delicato del conflitto israeliano-palestinese: il ruolo delle istituzioni educative e culturali in questo contesto e quanto siano determinanti le relazioni che esse pongono in atto con il conflitto stesso. Anche il mondo universitario italiano, nel momento in cui si relaziona con l’accademia palestinese o quella israeliana, assume un ruolo nel conflitto, del quale spesso non è cosciente. Per questo la Campagna per il Diritto allo Studio e la Libertà Accademica in Palestina reputa necessario confrontarsi con la richiesta di boicottaggio delle istituzioni accademiche israeliane – chiesta tra gli altri dalla Palestinian Federation of Unions of University Professors and Employees – e sostiene l’organizzazione della tournée italiana di Omar Barghouti. I docenti che interverranno dopo Barghouti nei vari incontri hanno diverse posizioni in merito alla campagna PACBI, abbiamo cercato di stimolare un dibattito aperto e plurale.

Nell’ambito della tournée sarà presentato il libro Pianificare l’oppressione. Le complicità dell’accademia israeliana, Edizioni Seb, Torino, 2010, € 12.50, a cura di Enrico Bartolomei, Nicola Perugini, Carlo Tagliacozzo, con la collaborazione di Ada Cinato. Un testo importante che raccoglie saggi di Omar Barghouti, Riham Barghouti, John Dugard, Uri Yacobi Keller, Tania Reinhart, Massimo Zucchetti.

Il tour di Omar Barghouti toccherà diverse città italiane, grazie alla collaborazione di varie reti e associazioni, in primis la Rete Radiè Resch che ha invitato Barghouti alla sua assemblea nazionale.
Segue il calendario degli incontri:

11 Maggio – Roma

* h 20:00-22:00 presso Comunità cristiana di Base di S. Paolo, Via Ostiense 152

Intervengono il prof. Richard Ambrosini (Univ. Roma Tre), Martina Pignatti Morano (Univ. Pisa e Un ponte per…) e Enrico Bartolomei (Univ. Macerata), curatore del libro “Pianificare l’oppressione”
Organizza: Rete romana di solidarietà con il popolo palestinese.

12 Maggio – Firenze e Siena

* h 11:00-13:00 presso Polo Scienze Sociali (Edificio D5, Aula 0.01) a Firenze, via delle Pandette 21

Introduce Ivana Acocella (Univ. Firenze), intervengono il prof. Angelo Baracca (Univ. Firenze) e Martina Pignatti Morano (Univ. Pisa e Un ponte per…)

* h 16.30-18:30 presso Facoltà di Lettere occupata a Siena, Via Roma 47

Introduce il Prof. Gabriele Usberti (Univ. Siena), intervengono Martina Pignatti Morano (Univ. Pisa e Un ponte per…) e Carlo Tagliacozzo, curatore del libro “Pianificare l’oppressione”
Con la collaborazione di: Un ponte per…, Lettere occupata

13 Maggio – Milano e Torino

* h 10:30-13:00 presso Università di Milano, Via Festa del Perdono 7

Incontro pubblico sulla complicità delle istituzioni accademiche israeliane con l’occupazione. Interviene Carlo Tagliacozzo, curatore del libro “Pianificare l’oppressione”

* h 15:00-17:00 presso Università di Milano, Via Festa del Perdono 7

Seminario con studenti medi e universitari sulle strategie della campagna BDS
Organizzano: Action for Peace e studenti universitari

* h 21:00-23:00 presso sala dell’Antico Macello a Torino, Via Matteo Pescatore 7

Intervengono il Prof. Brunello Mantelli (Univ. Torino) e Carlo Tagliacozzo, curatore del libro “Pianificare l’oppressione”

14 Maggio – Bologna e Ravenna

* h 11:15-13:00 presso CNR di Bologna, Via Gobetti 101

* h 14:45-16:45 presso Dipartimento di Psicologia di Bologna, Viale Carlo Berti Pichat 5

Interviene Enrico Bartolomei (Univ. Macerata), curatore del libro “Pianificare l’oppressione”
Organizza: Coordinamento campagna BDS di Bologna

* h 21:00-23:00 presso sala D’Attorre di Casa Melandri a Ravenna, Via Ponte Marino 2

Intervengono Diana Carminati (già docente all’Univ. Torino) curatrice del libro “Boicottare Israele. Una pratica non violenta” ed Enrico Bartolomei (Univ. Macerata) curatore del libro “Pianificare l’oppressione”
Organizza: Comitato BDS Ravenna

15-16 Maggio – Rimini

Assemblea nazionale Rete Radié Resch presso Hotel “Punta Nord” di Rimini
“Nuove speranze in una economia di crisi. Esperienze di buon vivere, resistere e costruire il cambiamento”
Omar Barghouti interverrà nelle tavole rotonde di sabato e domenica mattina alle ore 9:00

************

Omar Barghouti è un ricercatore indipendente palestinese, opinionista e attivista dei diritti umani, impegnato a difendere il diritto internazionale e i diritti umani universali. E’ uno dei membri fondatori della Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele (PACBI) e della Campagna della Società Civile Palestinese per il Boicottaggio il Disinvestimento e le Sanzioni (BDS) contro Israele. Ha conseguito una laurea e una specializzazione in ingegneria elettrica presso la Columbia University di New York, e una specializzazione in filosofia etica presso l’Università di Tel Aviv.

Per maggiori informazioni sul PACBI: http://www.pacbi.org

Video in inglese sulla campagna di boicottaggio, con testimonianza di un accademico israeliano (prof. Neve Gordon): http://www.blip.tv/file/2606952

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il manifesto 18 marzo 2010

Lettera da Betlemme

Anas in una piccola stanza

Anas non è mai arrivato tardi a lezione. Non è mai mancato, nemmeno una sola volta. Non è mai accaduto che non avesse fatto i compiti, non è mai accaduto che li avesse fatti male. È uno studente brillante, disciplinato, intelligente, come lo sono in pochi. Uno studente a cui qualunque insegnante immancabilmente si affezionerebbe. Anas per venire ad una lezione di italiano deve percorrere diversi chilometri, almeno 40 minuti di strada, quando sarebbero molti meno … Anas è palestinese, e per questo la sua strada si allunga, indelebilmente, per attorcigliarsi nel percorso illogico segnato da un muro ancora più assurdo. Deve rimanere all’interno di quello spazio che il regime di occupazione israeliano ha segnato per i non ebrei, che rimangono dall’altra parte del muro, in silenzio si spera, mentre i coloni scorazzano fuori e dentro la West Bank, indisturbati. E se non fosse il muro, e se non fosse la lunghezza della strada, le intemperie e i check point ad impedire lo studio di un ragazzo, allora interverrà la violenza: quella più veloce, vera, più diretta.

Anas oggi era in ritardo, ero stupita. È infine arrivato in classe, almeno 15 minuti dopo l’inizio della lezione. L’ho visto accasciarsi sulla sedia e tremare. Tremare tremendamente e scuotersi, dalla tasca destra cercare con la mano un fazzoletto, singhiozzare. Sono accorsa: “Mi hanno picchiato, mi picchiavano in quattro”. “Perché? Perché?” Nella mia ingenuità mi illudevo potesse esserci un motivo. Così, con la mano tenendosi lo stomaco, respirando a fatica, il volto sconvolto, arrossato per le percosse, ha raccontato.

Come ogni giorno aveva preso il taxi collettivo che lo conduce da Abu Dis fino a Betlemme. Come ogni giorno aveva dovuto attraversare il check point israeliano che, come molti altri, si trova all’interno di quelli che in molti, ancora oggi, usano chiamare Territori Autonomi Palestinesi. Tuttavia oggi c’erano state rivolte in tutta la West Bank e si cercavano, come e più di altre volte, capri espiatori. Ed è così che quattro soldati israeliani hanno fatto scendere dalla macchina Anas, che viaggiava insieme ad altre persone. Lo hanno indicato, gli hanno ritirato il documento di identità e gli hanno urlato: “Tu! Da quella parte!”. Lo hanno portato in una piccola stanza, di cui ogni check point è fornito, e in quattro hanno iniziato a picchiarlo selvaggiamente. Lo hanno schiaffeggiato, gli hanno sbattuto i fucili addosso, infine lo hanno lasciato partire.

Anas accasciato su quella sedia. Le sue lacrime, il suo onore, il suo valore, la sua intelligenza feriti. Che vergogna, che rabbia infinita che provo, una rabbia che non vuole sentire ragioni e che forse non avrei sentito se ne avessi semplicemente letto su un giornale. L’ingiustizia infatti ha occhi, mente e lacrime vere. Volevo portarlo all’ospedale…Anas non ha voluto: “Anche questa lezione devo lasciarmi rubare?” Durante la lezione, tutto quello che ho saputo dire è stato: “Mio caro, l’anno prossimo sarai in Italia, e là studierai all’Università”. Poi quelle parole mi sono bruciate nel ventre… quale consolazione rappresenta la fuga?

Vorrei che gli studenti si immedesimassero in Anas. Vorrei che gli insegnanti, i professori italiani, immaginassero di ricevere il migliore dei propri studenti, una mattina, in classe, percosso e ferito nell’anima. Questa è la Palestina di oggi, un regime di apartheid contro cui noi occidentali siamo chiamati a reagire.

Caterina Donattini, professoressa di Italiano a Betlemme, oPT

il manifesto, 18 marzo 2010

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L’Unità 7 marzo 2010

CON LA KEFIAH AL COLLO

di L’Incartauova

La moda di quest’anno ha rivisitato la kefiah, in tutti i colori e con tutti i marchi e applicazioni. Mi piace pensare che i tanti che la indossano si chiedano da dove viene quella strana imitazione del fazzoletto arabo. Ai tempi dell’università, una mia amica andò a fare l’Erasmus a Berlino. Quando arrivò a scienze politiche cercò il gruppo di studenti militanti di sinistra. Appena le videro la kefiah al collo le chiesero, imbarazzati, di toglierla. Purtroppo, mi spiegava la mia amica, nella Germania che sconta la grande colpa storica, indossare un simbolo palestinese, significa in automatico essere antisemiti. Spesso ho avuto la sensazione che quel disagio abbia contagiato anche noi, qua in Italia. Fortunatamente i proponenti che hanno scritto una “Lettera aperta ai docenti universitari italiani sulla discriminazione universitaria e culturale del popolo palestinese”, non soffrono di questi timori. E sono contenta che sia una lettera che parte dal coinvolgimento di docenti delle Università di Pisa e Firenze. Si denunciano gravi violazioni del diritto all’istruzione, della libertà di insegnamento e della libertà di pensiero del popolo palestinese e poiché l’Italia nel 2009 è diventata primo partner europeo nella ricerca scientifica e tecnologica dello Stato di Israele ritengono necessario che la comunità accademica italiana prenda coscienza delle discriminazioni in atto. Si spiega che le nuove generazioni sono esposte ad una radicale perdita della conoscenza della propria storia e della propria identità culturale e linguistica e si auspicano interventi di cooperazione accademica fra italiani, israeliani e palestinesi. Vale la pena cercare su internet il testo e se si vuole aderire: diritto.studio.palestina@gmail.com. Simona Baldanzi SCRITTRICE

7 marzo 2010 pubblicato nell’edizione di Firenze de l’Unità (pagina 50)

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il manifesto e AIC, 4 marzo 2010

Scarica la pagina del manifesto con articolo su Israeli Apartheid Week e intervento di Zolo sulla campagna per il diritto allo studio: il manifesto 4 marzo 2010 su IAW

Leggi l’articolo sulla campagna pubblicato dall’Alternative Information Centre:

Italian Professors Denounce Complicity of Israeli Academic Institutions in the Occupation

approvazione, avvenuta ieri in via
definitiva, del provvedimento di rifi-
nanziamento della missione in Af-
ghanistan porta il nostro paese a continuare
una missione militare sbagliata, per niente
umanitaria, subalterna alla logica di guerra
imposta dagli Stati Uniti e dalla Nato dal
2001 in poi.
Nonostante la propaganda di questi anni
e qualche briciola stanziata (non più del 10%
PALESTINA · 40 atenei mobilitati in tutto il mondo: basta al regime che segrega gli arabi                                                                             sul totale dei soldi dati ai militari) per gli aiuti
a Kabul, la presenza occidentale e straniera
Parola d’ordine: stop apartheid
oltre a mancare gli obiettivi che si era prefissa-
ti (sconfitta dei taleban e del terrorismo, rico-
a cura della redazione esteri                                                                                                                                                                                    struzione del paese, democratizzazione), ha
provocato morti e sofferenze tra la popolazio-
LIBIA                                                                                                                                                                                                            ne, e non solo per i gravissimi «effetti collate-
TRIPOLI IMPONE EMBARGO
Partecipano anche accademici israeliani, ma Tel Aviv: «antisemiti»
rali» delle azioni militari condotte sul campo,
TOTALE CONTRO SVIZZERA                                                                                                                                                                                           spesso in modo criminale. Dopo quasi dieci
La Libia imporrà un embargo economi-                                                                                                                                                                             anni di presenza internazionale, si può sicu-
co «totale» contro la Svizzera. La deci-                                                                                                                                                                         ramente parlare di fallimento. La Nato e l’«
sione è stata annunciata dal portavo-                                                                                                                                                                            Enduring Freedom» hanno resuscitato i tale-
vengono rivolte, specie quando a farle
ce del governo di Tripoli, Mohammed                                                                                                                                                                              ban, rimesso in sella molti dei «signori della
sono cittadini del nostro paese», ha
Baayou, e segna una nuova tappa                                                                                                                                                                                  guerra» e rilegittimato una classe politica cor-
protestato il professor Gerald Stein-
nell’escalation di tensioni diplomatiche                                                                                                                                                                         rotta e connivente con terroristi e spacciatori
berg, dell’università ultraconservatrice
tra i due paesi. Giovedì il leader libico                                                                                                                                                                        di droga. La democrazia resta sulla carta, così
di Bar Ilan.
Muammar Gheddafi aveva esortato al                                                                                                                                                                               come molto parziale è il rispetto dei diritti
Altri esponenti della destra hanno
jihad, la guerra santa, contro la Svizze-                                                                                                                                                                        umani.
messo in rilievo la «partecipazione in-
ra perché considerata «apostata» e                                                                                                                                                                                   La «protezione dei civili» – obiettivo princi-
diretta» all’Iaw di istituzioni internazio-
«miscrededente» per il divieto di costru-                                                                                                                                                                        pale della missione internazionale – si è tra-
nali, citando, ad esempio, la proiezio-
ire minareti introdotto da un referen-                                                                                                                                                                           sformata in una costante e continua «minac-
ne a Gaza del film di animazione «Fate-
dum a novembre. Tripoli e Berna sono                                                                                                                                                                             cia ai civili», colpiti da bombardamenti, azio-
nah» prodotto dall’Oms che racconta
ai ferri corti dal luglio 2008, quando a                                                                                                                                                                         ni chirurgiche, attentati e ritorsioni. Fanno
la storia (vera) di una giovane donna
Ginevra fu arrestato il figlio di Ghedda-                                                                                                                                                                        bene Gino Strada ed Emergency a manifesta-
gravemente ammalata e deceduta per
fi, Hannibal, per il maltrattamento di                                                                                                                                                                           re duramente le loro critiche contro una mis-
non aver potuto andare all’estero a cu-
due domestici. Ne è nata una catena                                                                                                                                                                              sione che ha confermato in questi anni un
rarsi a causa dell’assedio israeliano di
di ritorsioni culminata con la decisione                                                                                                                                                                         sempre più frequente connubio di ipocrisia
Gaza.
svizzera di includere 188 alti dirigenti                                                                                                                                                                         umanitaria e cinica realpolitik. L’appunta-
A dare un forte impulso alla Iaw e al-
libici, tra cui Gheddafi e famiglia, nella                                                                                                                                                                       mento del dibattito parlamentare sul rifinan-
tre campagne internazionali a favore
lista nera delle persone che non posso-                                                                                                                                                                          ziamento della missione – anche a seguito
dei diritti del popolo palestinese, sono
no entrare nell’area Schengen.                                                                                                                                                                                   dell’oscura uccisione di Antonio Colazzo, nu-
state le conseguenze della devastante
mero due dei servizi segreti italiani in Afgha-
offensiva israeliana «Piombo fuso»
ETIOPIA                                                                                                                                                                                                          nistan – avrebbe potuto essere l’occasione di
contro Gaza (1.400 palestinesi uccisi,
AIUTI PER LA CARESTIA                                                                                                                                                                                            una riflessione più coraggiosa sul senso e le
almeno 5mila i feriti e migliaia di abita-
DESTINATI ALLE ARMI                                                                                                                                                                                              funzioni della missione militare e del ruolo
zioni distrutte o danneggiate). Un’ope-
Milioni di dollari di aiuti internazionali                                                                                                                                                                       del nostro paese. Niente di tutto questo a par-
razione militare segnata da «crimini di
raccolti nel 1984-85 per soccorrere la                                                                                                                                                                           te – come ha fatto nei giorni scorsi il Presiden-
guerra» contro la popolazione civile di
popolazione affamata dell’Etiopia sono                                                                                                                                                                           te Napolitano alla sede delle Nato a Bruxelles
Gaza secondo la denuncia del giudice
stati usati dai ribelli per acquistare                                                                                                                                                                           – rivendicare la nostra presenza in Afghani-
sudafricano Richard Goldstone, incari-
armi. Da un’inchiesta della Bbc è                                                                                                                                                                                stan «in nome della sicurezza interna dell’Ita-
cato dal Consiglio per i Diritti Umani,
GERUSALEMME, MANIFESTAZIONE CONTRO L’APARTHEID IN PALESTINA/FOTO REUTERS
emerso come circa 95 milioni di dolla-                                                                                                                                                                           lia». Quando ci dicevano che eravamo lì «per
contenuta in un rapporto approvato al-
ri di fondi sarebbero finiti nelle mani    Michele Giorgio                                                               Israele – sul quale insistono altre orga-                                               aiutare le popolazioni» e «portare la democra-
la fine dello scorso anno dall’Onu.
NEGOZIATO
degli insorti che volevano rovesciare il                                                                                 nizzazioni che denunciano la parteci-                                                   zia» evidentemente avevamo capito male: è
Un’inchiesta che il governo e gran
GERUSALEMME
Verso la ripresa
governo etiope. Mentre un milione di                                                                                     pazione di atenei e centri di ricerca                                                   per la «nostra sicurezza» che siamo a Kabul.
parte dei media israeliani hanno conte-
È
persone moriva per denutrizione, i sol-            scesa in campo addirittura                                            israeliani a produzioni belliche e politi-                                              Ma non basta. E così – a parte un generico ri-
stato duramente, al punto da prende-
dei colloqui?
di continuavano ad essere investititi in           l’Agenzia ebraica per contrasta-                                      che di occupazione militare – ed esorta                                                 chiamo ad una possibile conferenza della so-
re di mira anche le Ong e i centri per i
armi. Tra i leader coinvolti nella vicen-          re conferenze, sit-in, attività cul-                                  i docenti italiani ad avviare relazioni                                                 cietà civile afghana – il provvedimento di rifi-
diritti umani ebraici che avevano forni-
L’inviato Usa George Mi-
da ci sarebbe anche Meles Zenawi,          turali ed artistiche legate alla sesta                                        privilegiate con le università in Cisgior-                                              nanziamento è stato peggiorato inserendo
to la loro collaborazione alle indagini.
tchell dovrebbe tornare pre-
attuale primo ministro dell’Etiopia, che   «Israel apartheid week» (Iaw), l’iniziati-                                    dania, Gaza e Gerusalemme est.                                                          l’immunità a favore dei nostri soldati per
In risposta allo sdegno delle autorità
sto in Medio Oriente. Lo han-
non ha voluto commentare.                  va internazionale annuale, cominciata                                             «Il paragone tra Israele e l’apartheid                                              eventuali omicidi colposi da loro commessi
governative contro l’Iaw, ieri il poeta
no detto ieri a Washington
il primo marzo, che denuncia la politi-                                       sudafricano è senza alcun fondamen-                                                     (anche questi, «effetti collaterali») e per i cri-
arabo israeliano, Salman Masalha, ha
fonti dell’Amministrazione
MESSICO                                    ca israeliana verso i palestinesi – para-                                     to», ha tuonato il presidente dell’Agen-                                                mini ambientali (ad esempio l’uso di uranio
ricordato su Haaretz le pesanti discri-
PRIMO MATRIMONIO GAY                                                                    Obama dopo che la Lega
gonandola alla segregazione razziale                                          zia ebraica, Natan Sharansky accusan-                                                   impoverito). La strada da seguire avrebbe po-
minazioni alle quali è soggetta la mino-
IN CHIESA «SANTA MORTE»                                                                 Araba aveva dato il via libe-
che i bianchi attuavano nei confronti                                         do di «antisemitismo» i promotori del-                                                  tuto essere un’altra: la promozione di un’ini-
ranza araba nello Stato di Israele, sotto-
ra a «colloqui indiretti», del-
Si è svolto ieri il primo matrimonio       dei neri in Sudafrica – in 40 università                                      l’Iaw. L’obiettivo dell’Agenzia ebraica,                                                ziativa e di una conferenza internazionale di
lineando l’esistenza di comunità «sol-
la durata di quattro mesi,
religioso tra omosessuali celebrato        e 50 città del mondo oltre che nei cen-                                       ha spiegato Sharansky, «è quello di im-                                                 pace – avviando un negoziato vero, coinvol-
tanto per ebrei». «Questo è il solo pae-
tra israeliani e palestinesi,
dalla Chiesa della «Santa Morte», che      tri arabo israeliani e, naturalmente,                                         pedire che i nemici possano allontana-                                                  gendo tutti – rimettendo la responsabilità sul
se democratico del mondo dove 1/5
mediati dagli Usa. Il presi-
fa capo all«autodefinito» vescovo Da-      nei Territori occupati. Dopo i risultati                                      re gli ebrei da Israele». Da parte loro i                                               campo e nella gestione dell’azione diplomati-
della popolazione (gli arabi) che sulla
dente dell’Anp Abu Mazen,
vid Romo, massimo dirigente della          ottenuti lo scorso anno dalla campa-                                          giornali israeliani, ad eccezione (par-                                                 ca alle Nazioni Unite, togliendo di mezzo la
carta gode degli stessi diritti (della mag-
grazie all’ombrello fornito
«Chiesa Tradizionale Messico-Usa»,         gna internazionale «Bds» (boicottag-                                          ziale) del liberal Haaretz, sparano sul-                                                Nato e l’«Enduring Freedom», che tanti dan-
gioranza), non ha rappresentanti (dei
dalla Lega araba, adesso
non riconosciuta dal Vaticano. D’altra     gio, disinvestimento e sanzioni) di boi-                                      l’Iaw – descritta dal notista di Maariv                                                 ni hanno provocato fino ad oggi. Si trattereb-
suoi partiti) al governo», ha sottolinea-
potrà negoziare con il gover-
parte, oggi, entra in vigore a Città del   cottaggio di Israele, le autorità dello                                       Ben-Dror Yemini come un tentativo di                                                    be di continuare a stanziare, sì, tanti soldi ma
to Masalha.
no Netanyahu sostenendo di
Messico la legge che autorizza il matri-   Stato ebraico seguono ora con atten-                                          rilanciare, in altre forme, la conferenza                                               non per la guerra e i bombardamenti, bensì
Dal Canada, uno dei paesi dove
non aver tradito la promessa
monio tra gay, la prima in America         zione i consensi che l’Iaw sta racco-                                         di Durban sul razzismo – e puntano                                                      per la ricostruzione del paese e la protezione
l’Iaw è maggiormente attaccata dai fi-
di non tornare alla trattativa
Latina che consente loro anche le ado-     gliendo tra studenti e docenti nelle uni-                                     l’indice contro i cittadini israeliani che                                              dei civili.
lo-israeliani, il noto commentatore
senza il blocco della coloniz-
zioni di minorenni, e che è stata appro-   versità occidentali e l’attivismo che ha                                      vi prendono parte, come l’economista                                                        Il problema è sempre lo stesso: non è l’op-
Thomas Walkom smentisce che i di-
zazione della Cisgiordania e
vata lo scorso 21 dicembre. Nel ricor-     messo in moto in Europa, anche in Ita-                                        Shir Ever (impegnato ad Amsterdam)                                                      zione militare a garantire le condizioni della
battiti in corso nell’ambito della «setti-
di Gerusalemme Est. Da Ga-
darlo, il deputato David Razu, del Parti-  lia, in particolare a Pisa, Roma e Bolo-                                      e il docente di antropologia Jeff Halper                                                pace, ma è la costruzione delle condizioni
mana» abbiamo un contenuto antise-
za Hamas ha reagito con
to della rivoluzione democratica (Prd),    gna.                                                                          (a Glasgow). «I gruppi che promuovo-                                                    della pace a garantire una vera sicurezza del
mita. «La Iaw è controversa? Sì. È sbi-
stizza al via libera ai negozia-
di sinistra e all’opposizione, ha reso         Nella città toscana domani verrà lan-                                     no la Iaw puntano a un solo obiettivo,                                                  paese e della popolazione civile. Fino a quan-
lanciata da un lato? Sì. Ma non è antise-
ti indiretti Anp-Israele: «Si
noto che ci saranno due cerimonie          ciata un’iniziativa nazionale di accade-                                      il completo isolamento internazionale                                                   do non si capirà questa semplice verità conti-
mita, a meno che non si voglia per for-
tratta di un’iniziativa assur-
matrimoniali di massa, il 14 ed 21         mici italiani per il diritto allo studio del                                  di Israele come Stato razzista che prati-                                               nueremo ad essere complici di una guerra –
za pensare che criticare Israele sia un
da e priva di alcuna prospet-
marzo nello Zocalo, la tradizionale piaz-  popolo palestinese che, tuttavia, non                                         ca l’apartheid. Non possiamo accetta-                                                   come quella in Afghanistan – e della morte di
attacco a tutti gli ebrei», ha scritto
tiva».
za di Città del Messico.                   invoca il boicottaggio accademico di                                          re queste iniziative e le accuse che ci                                                 tanti civili.
Walkom sul Toronto Star.

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